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Il Presidente onorario del
premio è il Prefetto della Repubblica Mario Esposito.
Egli è il Direttore dell’Istituto Superiore della
Polizia di Stato, che è la struttura per eccellenza
preposta alla formazione dei funzionari della Polizia di
Stato che integra ricerca scientifica, cultura generale
e professionalità (tecniche gestionali e giuridiche).
Dalle sue aule esce una figura di funzionario in grado
di leggere la realtà della società italiana in un quadro
di riferimenti derivati anche dalla collaborazione
dell’Istituto con le più prestigiose strutture
accademiche e formative. Per volontà del
Prefetto-Direttore all’interno dell’Istituto si è aperto
uno straordinario capitolo del rapporto tra arte e
istituzioni con gli interventi dell’artista Mario Ceroli
in importanti ambienti dell’Istituto: la Cappella, il
Sacrario, le sale conferenze e il convivio.
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Arturo e
il suo premio, una storia d’amore
Qui in Penisola Sorrentina, da una terrazza che
guarda il mare incastonato tra le montagne,
rammento alcuni versi scritti da Arturo: “Il
mare travalica il finito. /La contemplazione
dell'essere diventa mistero. / Il confronto,
atto di fede”.
La poesia diventa fiato della natura, ma anche
vita, ricordo, confronto. Una finestra sul cuore
che ti fa parlare con chi è morto o con chi non
incontrerai mai. Un atto d'amore verso chi, ogni
giorno, si interroga sulle dinamiche del domani.
Arturo Esposito,
dieci anni fa, fondava “Il
Simposio delle Muse” e questo premio
“Penisola Sorrentina”, destinato ormai ad
onorarne la memoria, a proseguirne le
traiettorie ispirative, ad esaltarne l’anima. E
non solo attraverso la poesia. Ma anche
attraverso i più vari linguaggi della cultura e
dell’uomo: il teatro, il cinema, lo sport, il
giornalismo, l'impegno civile. Un premio,
allora, divenuto di anno in anno figlio di una
flessibilità nuova, di una dialettica sottile
fra l'umano immaginario e l’umano vissuto.
Arturo era un poeta, un intellettuale. Ma
soprattutto era un uomo che amava la sua vita,
fatta di versi, di amici, di tavole imbandite,
così come fa il contadino con i suoi campi, il
marinaio con il fraseggio di spuma del suo mare.
Per lui il premio era uno stato d’animo. Il
premio era la vita. Senza calcoli, senza
infingimenti, senza coerenze. E anche per questo
era unico. Un saggio bambino che dipingeva
importanti scenari culturali e sociali provando,
però, l'emozione primordiale di chi gioca con la
tavolozza dei colori.
Il suo esempio, la sua passione sono per tutti
noi uno stimolo alla riflessione, un doveroso
richiamo ad andare oltre, a guardare la cultura
come un corpo vivo, calato in un contesto sempre
più ampio. Gli amici, i sostenitori ci saranno
vicini con la calda freschezza di questi anni.
Spinti dall'affetto, dal desiderio di onorare la
memoria e, soprattutto, dalla consapevolezza di
far parte della storia e della geografia di
questo premio. Anni magici, unici, nel ricordo
di esperienze condivise e nel sogno di nuove che
verranno.
È l’ora del ricordo. Da parte mia, suo fratello,
il ricordo più vivo è il suo sorriso timido; è
il suo scostare i grossi occhiali dal viso; è il
suo sguardo tenero, con cui smorzava le asperità
del mondo.
Grazie, Arturo. Il tuo premio, la tua storia
d'amore non finiranno.
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